Le mobilitazioni sociali del 18-19 ottobre

di Franco Russo da Alternative per il socialismo, n. 29

1. Considerazioni preliminari
La gestione della crisi da parte delle classi dirigenti europee – governi nazionali, BCE, imprese, banche, tecnocrazia tenuti insieme dal ‘pilota automatico’ dell’UE – sta provocando una disgregazione sociale, essendo stati inflitti alle classi popolari i costi del ‘riaggiustamento economico’ attraverso i licenziamenti e la disoccupazione, la precarizzazione del lavoro, il consolidamento fiscale per contenere deficit e debito degli Stati con la conseguente contrazione dei servizi pubblici.
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La ricostruzione della sinistra di alternativa

… e le questioni teoriche che abbiamo davanti

Intervento di Rino Malinconico all’incontro meridionale di Ross@ – Napoli, 26 settembre 2013

1) Non c’è molto da questionare, perché in una situazione così pesante, e finanche drammatica per lavoratori, disoccupati, precari, e per le classi subalterne in genere, il primo imperativo è senz’altro quello di resistere: difendendo con i denti il lavoro che c’è, contrastando con le lotte le diffuse povertà cresciute nella crisi, rivendicando i diritti di piena cittadinanza umana per tutti e tutte, ponendo la salvaguardia e il risanamento dell’ambiente al centro di qualsiasi scelta politica ed economica. Continua a leggere

Report dell’assemblea di ROSS@ Liguria, 24 settembre

Presenti oltre trenta tra compagne e compagni provenienti dalle province di Genova e Savona si è svolta, presso la sala del Circolo CAP di Genova, la riunione aperta di Ross@ Liguria.

Nella sua relazione introduttiva Giorgio Cremaschi ha indicato con chiarezza l’obiettivo della costruzione in Italia di un soggetto politico di sinistra anticapitalista alternativo sia al centrodestra, sia al centrosinistra considerato in tutte le sue anime.

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Opposizione politica e dissenso

di Franco Astengo

Sulle colonne della “Lettura” del Corriere della Sera di domenica 21 Luglio si affronta, attraverso un articolo, di Maurizio Ferrera l’antico tema del rapporto tra capitalismo e democrazia, con specifico riferimento al “discorso Europeo”.

Nello stesso tempo, sul territorio di quella che l’antica Unione Sovietica, tornano alla ribalta quelli che “storicamente” sono stati definiti come dissidenti: dal caso Navalny a quello Ablyazov.
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Il senso profondo della crisi

di Franco Astengo
Il senso profondo della crisi aleggia attorno a noi: per individuarlo basta guardarci attorno, svolgere inchieste empiriche con il metodo semplice dell’osservazione.E’ sufficiente assistere al dramma della disoccupazione, ai suicidi per povertà, all’arretramento nelle condizioni materiali di vita nel quotidiano, all’impossibilità del rivolgersi al welfare.

Il senso della crisi sta nei negozi chiusi, negli opifici silenti dove non echeggia più il rumore del lavoro, nel ritorno alla “guerra tra i poveri”, all’odio crescente tra gli apparentemente diversi senza che nessuno sia più capace di farli riconoscere tra loro eguali nel gran modo degli sfruttati.

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Beni comuni e nozione di “pubblico”. Appunti per una discussione

di Giacomo Casarino 

Cinquanta sfumature del “rosso”, diceva Francesco Piccioni all’assemblea di Bologna a proposito del nostro progetto politico. Credo pertanto sia lecito (ed anche proficuo ai fini di allargare la base del confronto culturale ed acquisire potenziali consensi) non tanto correggere o integrare quanto “dare respiro” ai sette indirizzi di lavoro decisi in quella sede. Per trasformarli in punti di programma conviene problematizzarli, aprirli ad una ulteriore verifica critica, sottrarli ad ogni possibile sospetto di “parasindacalismo” e di movimentismo, dotarli in qualche modo di un fondamento di teoria politica. Credo, in sintesi, che, al di là delle campagne politiche prossime venture che essi annunciano, occorra aprirci, dopo la “Dichiarazione comune”, ad una riflessione più attenta, più analitica. La mia non vuol essere una fuga in avanti rispetto  al “tempo” politico attuale, che è quello delle assemblee territoriali, ma solo un’anticipazione di un dibattito autunnale che penso imprescindibile.
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Per una serie A… più seria

di Carlo Felici

Letta ha ottenuto dall’Europa tecnocratica dei banchieri e degli speculatori finanziari il “contentino” di una modesta “flessibilità”, che noi sappiamo bene consistere non tanto in “investimenti pubblici produttivi”, ma in un sostanziale leggero allentamento del capestro che sta letteralmente impiccando lavoratori e piccoli e medi imprenditori in Italia.
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La lotta contro la barbarie del nulla

di Carlo Felici

La crisi in Italia sta completamente ridisegnando gli assetti politici e il quadro di riferimento dell’elettorato.
Una intera classe politica, pur perdente, non si sta affatto rassegnando a dover cambiare profondamente se stessa ed il proprio modo di rapportasi con i cittadini, prova né è il fatto che non ha alcuna intenzione di restituire la sovranità elettorale al popolo, cambiando una legge “porcata” che tutti sanno essere un colpo mortale alla democrazia, prova ne sono i numerosi provvedimenti che non incidono affatto nel tessuto sociale e mantengono sostanzialmente inalterato un regime di privilegi che appare tuttora inossidabile.
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I disastri della politica “responsabile e senza alternative”

di Sergio Casanova

Napolitano ha generato, accompagnato dal plauso dell’intero regime, il governo Monti per risanare il Debito pubblico e salvare l’Italia dalla catastrofe. Vediamo quali risultati hanno prodotto le sue politiche di vassallaggio condiviso delle demenziali e criminali politiche europee di austerità ( = abbattimento del residuo welfare e attacco forsennato al Lavoro). Politiche, va sempre ricordato, approvate da PD_PDL (ricorderete in particolare il sostegno incondizionato del PD: “senza se e senza ma” disse il buon Bersani!). Continua a leggere

Un movimento anticapitalista che si presenta come feticista

di Lorenzo Veronesi

Perdonatemi la deformazione professionale, ma questa volta la vorrei utilizzare a fin di bene.  Dopo aver operato in ambito pubblicitario e nella comunicazione fino all’altro ieri, ormai so come vanno a finire certe cose.  Spontaneamente e senza alcun motivo fondato, si inizia ad utilizzare un elemento distintivo e poi,  col passare del tempo, questo diventa  stabilmente acquisito. Visibilmente assodato. A questo punto, qualsiasi sua revisione o  sostituzione migliorativa diventa assai ardua.  Infatti, per quanto poco pertinente, tra la  rappresentazione simbolica ed il suo referente reale si è venuta ormai a consolidare  una simbiosi visiva.       
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