Solidarietà a Giorgio Cremaschi

Eravamo abituati, senza alcuna rassegnazione a dire il vero, ai comportamenti concertativi dei sindacati confederali, ai loro accordi al ribasso, al loro contributo passivo alle richieste datoriali per cessioni, privatizzazioni e riduzioni del costo del lavoro, al loro interesse di legare gli stipendi alla ossessione degli aumenti di produttività; ma quello che è accaduto pochi giorni fa, per impedire a Giorgio Cremaschi di intervenire ad una assemblea della CGIL, è fuori anche dalla nostra immaginazione.

Cosa è successo davvero? Non una banale lite per “impedire il dissenso” come hanno dichiarato più o meno gli interventi pervenuti in solidarietà, ma neanche un aspro confronto tra opposti estremismi secondo i maggiori organi di stampa fedeli al regime se non addirittura un ribaltamento della realtà, dove gli aggrediti sono stati rappresentati come aggressori oppure addirittura i veri provocatori; meno che mai, come ha invece debolmente dichiarato Susanna Camusso, rivelatasi come la peggiore segretaria che la Cgil abbia mai avuto, “Cremaschi lo ha fatto per avere qualche minuto di passaggi televisivi” oppure “non sa ascoltare” come un indisciplinato scolaretto.

Dichiarazioni meschine, offensive e non meno violente della aggressione fisica subita.

I fatti: il 14 gennaio una quindicina di delegati, rapresentanti del documento congressuale “Il sindacato è un’altra cosa” , mai titolo fu più profetico, si sono presentati ad una assemblea pubblica, promossa dal loro sindacato, per distribuire un volantino sull’anniversario dell’accordo craxiano che abolì la scala mobile trenta anni fa, e soprattutto contro l’accordo devastante del 10 gennaio sulla rappresentanza sindacale, per chiedere di poter intervenire: un intervento contrario ci poteva anche stare tra dodici interventi favorevoli in rapresentanza delle categorie presenti, i cui gruppi dirigenti erano dichiaratamente consenzienti e per questi gli unici ad essere stati invitati.

A questo punto scatta un violentissimo attacco squadristico, come si può tranquillamente constatare dai video, che tra spintoni, insulti e minacce, butta dalle scale lo storico rappresentante sindacale nonché portavoce nazionale di Ross@, insieme ad altri delegati, tra cui Nico Vox del P.I., che deve ricorrere alle cure ospedaliere e mettere un tutore alla gamba.

Cosa volevano impedire che si potesse dire, ad opera di questi delegati, in una assemblea “blindata” cioè monovoce/monotematica/monocompiacente verso la maggioranza della CGIL, che sarebbe stata niente di più di una pacifica dichiarazione – l’unica – di contrarietà?

Intanto che l’accordo del 10 gennaio è antidemocratico e anticostituzionale; le sanzioni previste sono anticipate e confermate dalle modalità di questa aggressione e quindi ancora di più inammissibili ed inaccettabili: i lavoratori e le lavoratrici dovrebbero avere il diritto di scegliersi i propri rappresentanti sindacali e decidere degli accordi che li riguardano; le modalità di accesso alle trattative nazionali e ai rinnovi di ccnl non possono essere vincolate da condizioni capestro da raggiungere, con l’unico scopo di accentrare ogni decisione alle segreterie nazionali di cgilcisluil, che vorrebbero negare ogni esistenza in vita dei sindacati di base e ritengono superflue le assemblee per convalidare gli accordi; non può essere imposto il divieto di sciopero perchè non può essere negato il conflitto, soprattutto a fronte di proposte che comportino perdite gravi di diritti essenziali, perchè è il sale che sostiene le lotte e gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici.

Per tutto questo Ross@ e i suoi militanti, a prescindere dalla provenienza politica e/o sindacale, vive con rabbia e solidarietà anche umana la violenza subita ad opera di questa trentina di picchiatori cigiellini e, se tanto ci dà tanto, ci viene da immaginare come sarà distrutta e brutalizzata la vita sociale nei luoghi di lavoro, quando il padrone saprà a chi rivolgersi per continuare a destrutturare e ridurre stipendi e posti di lavoro e tappare la bocca ai lavoratori e alle loro rivendicazioni.

Con Giorgio Cremaschi, con Nico Vox e la loro delegaazione, ma anche con tutti i delegati e gli iscritti ai sindacati indipendenti e conflittuali, che tali tentativi di intimidazione e di emarginazione le vivono sulla propria pelle sin dalla firma degli accordi del ’93, lo diciamo con voce forte e chiara: Noi non abbiamo paura e, per la democrazia nei luoghi di lavoro, specchio del livello di democrazia nell’intero Paese, lotteremo con tutte le nostre forze fino alla vittoria.

Ross@

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