Ross@ Napoli. Ancora un attacco repressivo per chi chiede lavoro!

Stamattina il movimento di lotta napoletano ha subito un nuovo episodio repressivo con l’arresto  domiciliare di 10 precari BROS e l’ingiunzione a non lasciare il comune di residenza per altri 25.

Le accuse sono incredibili: la loro colpa è di essersi mobilitati per difendere il loro diritto al lavoro. I precari BROS hanno dimostrato di volere trattative per la loro vertenza, anzi sono sempre pronti ad incontrare le autorità, sollecitano in continuazione colloqui a tutti i livelli istituzionali, ma spesso le istituzioni sono sorde,  per farsi ascoltare a volte bisogna alzare la voce, bisogna scendere in piazza, bisogna mettere in campo tutte quelle pratiche che la lotta di classe usa da sempre.

La colpa degli arrestati secondo la Magistratura di Napoli, è di volere “scelte gestionali della pubblica amministrazione corrispondenti a politiche sociali di tipo assistenzialistico”, il che significa che è reato chiedere politiche di assistenza sociale. E’ reato chiedere un salario sociale, un sussidio di disoccupazione? O, piuttosto, è reato negare l’assistenza sociale?

La repressione non colpisce solo a Napoli; oggi a Roma sono stati arrestati 17 attivisti del movimento per la casa per una manifestazione che chiedeva alla Conferenza stato-regioni di trovare soluzione per gli sfratti abitativi. E’ evidente che in tutta Italia – dalla  Val di Susa al Mezzogiorno -si sta tentando di mettere un bavaglio a chi si oppone alla politica dell’austerity portata avanti a Roma come a Bruxelles per scaricare sui più deboli gli effetti della crisi economica.

La vertenza BROS non deve essere lasciata sola, tutti quelli che lottano per il lavoro, se non lo hanno, se lo hanno perso o se non vogliono perderlo, devono sostenere i BROS e chiedere che gli arresti vengano revocati.

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