Addio a Roberto Rossetti. Sempre e per sempre dalla stessa parte

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Roberto Rossetti ci ha lasciato questa notte, dopo una lunga malattia. Era nato a Roma il 14 giugno 1956, nel quartiere di San Lorenzo che allora non era il centro della movida, ma un quartiere operaio e artigiano, fortemente caratterizzato sul terreno dell’antifascismo. Il padre era un artigiano all’antica, l’ultimo tornitore a mano di Roma, la madre era casalinga.

A diciotto anni, nel 1974, si era avvicinato all’Autonomia Operaia romana, che aveva la sua roccaforte nel quartiere, adiacente all’università, e vi aveva militato per un anno, ma già nel 1975 aveva aderito alla sezione italiana della Quarta Internazionale in cui è rimasto, con grande passione e interessi internazionalisti, fino all’ultimo. L’incontro con Livio Maitan lo aveva colpito profondamente: Roberto sarà il principale animatore del Centro Studi che ne conserva biblioteca e archivio, a cui si è dedicato con passione negli ultimi anni. D’altra parte Roberto, che aveva lavorato per anni in diverse librerie, aveva una grande passione per i libri. Leggeva molto, soprattutto di storia, ma anche molti romanzi interessandosi a diverse materie. Già indebolito dalla malattia, aveva continuato a proporre iniziative editoriali, a seguire anche negli aspetti organizzativi il Centro Studi e ancora, fino a pochi mesi fa, lo si ritrovava sempre dietro un banchetto con i libri in ogni manifestazione. E la sua casa era piena di libri.

Ma non era certo un topo di biblioteca: nel corso dei quasi quarant’anni di militanza aveva partecipato a moltissime iniziative: nel 1977 era stato dapprima nel Collettivo di Fisica, poi aveva fondato a San Lorenzo un collettivo giovanile che raccoglieva diverse decine di compagni “non autonomi” quasi tutti giovanissimi, provenienti da esperienze diverse.

Nel 1984 sarà uno dei promotori dell’Organizzazione Giovanile Rivoluzione, che a Roma era stata preceduta fin dal 1982 da un CUP (Comitato Universitario per la Pace), che si trasformerà successivamente nel Circolo Rivoluzione di Roma. All’OGR Roberto dedicherà le sue energie fino al 1989, quando la LCR e l’OGR entreranno in Democrazia Proletaria.

Dopo l’ingresso in DP entra nella segreteria romana e diventa funzionario. Ma al momento della confluenza in Rifondazione nel 1991 sarà sacrificato dall’apparato di DP: è l’unico funzionario di DP a non essere trasformato in funzionario del PRC.

In Rifondazione si iscrive al circolo di San Lorenzo e diventa membro del Comitato Regionale, dove rimarrà fino all’uscita dal partito. Nel 1994 entra nel Comitato Politico della Federazione del PRC di Roma e conduce al congresso la prima battaglia vera di minoranza. Nel 1997 va a lavorare all’assessorato all’urbanistica della regione Lazio con Salvatore Bonadonna. Si consolida un rapporto politico e di amicizia personale con Francesco Babusci (allora consigliere regionale), iniziato tre anni prima e che durerà fino alla morte di Francesco nel 2001. Sempre nel 2001 diviene assessore alla scuola nel II municipio di Roma (che comprende San Lorenzo), carica che ricoprirà fino al 2008. Svolgerà un lavoro indefesso per migliorare questi quartieri e restituire alla collettività la fruibilità di queste zone della città. Disponibile con tutti e capace sempre, con pazienza e determinazione, di intessere il dialogo, sia con i militanti politici che con i semplici cittadini, si conquista una larga fiducia e stima.

Per tutta la sua vita Roberto ha militato per la sua classe, instancabilmente; lo ha fatto sul piano politico e sociale con tenacia, modestia, ma con la capacità di non mollare mai la presa e di saper conseguire i risultati e di valorizzarli. Ha avuto sempre un ruolo dirigente e ogni responsabilità che assumeva non solo si poteva essere sicuri che sarebbe stata mantenuta, ma che sarebbe stata realizzata al meglio.

Ma Roberto è stato un compagno di grande valore anche sul piano umano, nelle relazioni con le compagne e i compagni dell’organizzazione, con gli amici, nella sua vita personale con la sua compagna Daniela e nel rapporto bellissimo e delicato che lo legava alla figlia Ginevra: un padre tenero ed attento.

Impedito dalla malattia nel 2011 ad essere presente al seminario annuale di settembre, a cui aveva sempre partecipato in tutta la sua vita militante, appena ripresosi dopo l’operazione, si era rigettato appieno nella attività e nel dibattito dell’organizzazione anche se non disponeva più di una mobilità autonoma perché i medici avevano vietato che guidasse l’auto (e a maggior ragione la moto) per timore di un altro improvviso malore. Avevamo sperato tutti che la sua volontà e il suo organismo gli permettessero di vincere la battaglia contro la malattia, da lui affrontata con grande e semplice lucidità e coraggio.

Fino all’ultimo ha voluto dare il suo contributo. Ancora due mesi fa, già debolissimo, aveva voluto partecipare alla Conferenza di fondazione di Sinistra Anticapitalista di Chianciano, per incoraggiare i compagni e salutarli, essendo ben consapevole della fine imminente.

Roberto, con la sua tenacia e la sua modestia, ci ha lasciato un vuoto politico ed umano che sarà molto difficile riempire per le compagne e compagni di Roma, per tutta l’organizzazione, ma anche per tutte/i coloro che hanno avuto la fortuna di incontrarlo e di lavorarci insieme.

Un grande abbraccio va da tutti e tutte noi a Daniela e Ginevra.

La camera ardente sarà allestita giovedì 28 novembre dalle ore 11 nella sede di San Lorenzo in via dei Latini, 73. La commemorazione si terrà alle ore 15 nella sala teatro della scuola Saffi in via dei Sabelli, 119 a Roma.

 

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