Referendum contro i Trattati Europei. Noi intendiamo farlo

Sergio Cararo

In questi giorni abbiamo la conferma di come nel nostro paese esista un dibattito surreale che impedisce e distrugeg ogni discussione reale. Si discute come in un bar e ci si schiera come tifosi su opzioni che non esistono materialmente, neanche allo stato di ipotesi. Il riferimento è all’intervista rilasciata da Stefano Rodotà al giornale Europa nella quale si dice “ostile” all’idea di un referendum sull’euro di cui Beppe Grillo parla da anni ma senza mai procedere nella sua definizione. Da un lato una stroncatura preventiva, dall’altro una proposta tirata lì tanto per dire, per solleticare il senso comune ma senza riempire un buco logico. In mezzo? Niente!

Se non ci fosse da preoccuparsi ci sarebbe da disperarsi. Fortunatamente in questo c’è ancora un residuo di intellettualità collettiva e militanza sociale che non si appiattisce su tale dimensione.

Le compagne e i compagni che stanno lavorando al progetto del movimento politico Ross@, hanno deciso di mettere in campo una campagna concreta che metta al centro proprio la richiesta di un referendum sui Trattati dell’Unione Europea che stanno strangolando il nostro e gli altri paesi sul piano economico, sociale e democratico. E’ stato consegnato un quesito alla Camera dei Deputati nel quale, secondo l’art.50, si chiede che venga convocato un referendum popolare di indirizzo sul Trattato di Stabilità, il Fiscal Compact e il Mes, ossia su quei trattati dell’Unione Europea che stanno imbrigliando in una gabbia ogni possibilità di prendere misure che diano priorità agli interessi popolari e ai diritti sociali e democratici piuttosto che ai diktat imposti dalla Trojka.

Su questa richiesta di referendum nelle prossime settimane comincerà la raccolta di firme in calce alla petizione che lo richiede. Su questo obiettivo Ross@ e tutte le forze democratiche e di classe che intendono ingaggiare una battaglia di democrazia e giustizia sociale incalzeranno l’agenda politica nel nostro paese, cercando ovviamente alleanze e compagni di strada ma non facendo sconti a nessuno.

Il primo obiettivo è quello di trasferire la discussione sui vincoli dell’Unione Europea dal piano della astrazione e della tifoseria a quello della concretezza, il secondo è consentire che questo diventi dibattito pubblico in tutto il paese e in tutta la società, il terzo è impedire che l’eventuale fuoriuscita dall’Unione Europea continui ad essere rimossa come un tabù e sostenuta come un dogma che non può neanche essere discusso seriamente. Infine, ma non per importanza, questa campagna non è un referendum sull’euro. Solo gli avventori dei bar o i furbastri possono ritenere che una costruzione complessa, gerarchica e antipopolare come l’Unione Europea possa essere inquadrata e limitata alla sola moneta comune. Il sistema dei trattati  imposti in questi anni (approvati dai soli parlamenti o bocciati dalle popolazioni ogni volta che si è andati ad una verifica democratica) è un apparato assai più insidioso di una mera struttura monetaria. Di questo vogliamo e si dovrebbe discutere, contro questo vogliamo e agiremo affinché si possa svolgere un vero

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