Le elezioni come azzardo: il concetto del potere del presidente Napolitano

di Patrizia Turchi e Franco Astengo

A pochi giorni dall’attesissima sentenza della Corte di Cassazione riguardante il possibile “dentro o fuori” di Silvio Berlusconi, il “Corriere della Sera” ospita, oggi 23 Luglio, la replica del Presidente della Repubblica alla “lettera aperta” (giudicabile “imprvvida”) inviatagli da Fausto Bertinotti e pubblicata il 22 Luglio dallo stesso quotidiano.

L’ex-Presidente della Camera , entrando nel merito della situazione politica, poneva una domanda cruciale al riguardo dei “poteri” e dei “non poteri” del Capo dello Stato.

Nel suo testo, dopo aver ricordato come tra il 2006 ed il 2007 i rapporti tra Presidenza della Repubblica (Napolitano) e Presidenza della Camera (Bertinotti) fossero risultati particolarmente fruttuosi, lo stesso Presidente Napolitano giudica come “azzardo” il libero ricorso al voto popolare, per risolvere l’intricata situazione politica in atto.

Una valutazione, questa dell’ “azzardo” (assieme al giudizio sulle elezioni anticpate quale “patologia italiana” che, al di là del merito specifico al riguardo dello stato di cose contingenti, appare come del tutto indicativa della concezione del “potere” che esprime il Presidente della Repubblica.

Un “potere” da porre al riparo il più possibile, secondo l’intendimento della massima carica dello Stato, dal libero giudizio delle elettrici e degli elettori e dal dispiegarsi del confronto tra forze politiche rappresentative di idoelogie, culture, istanza sociali diverse e alternative fra loro.

Un “potere” che dovrebbe, nella affermazione di Napolitano, essere formato da una cerchia di “ottimati”, all’intero della quale cooptare di volta, in volta, i componenti del governo, con le “larghe intese” formula perfetta (che poi, dal punto di vista dell’espressione del voto popolare questi soggetti rappresentino una minoranza è fatto del tutto casuale, come ben dimostra il comportamento dell’attuale Presidente del Consiglio).

L’importante è che si perpetui sempre l’espressione di una potestà esercitata da pochi in funzione degli interessi di pochi.

Interessi, naturalmente, divergenti da quelli delle grandi masse popolari.

Nell’articolo del Presidente della Repubblica, inoltre, non si evince alcun accenno alle forze politiche, al loro ruolo nella formazione del consenso, nell’espressione della rappresentanza, nell’esercizio della dinamica democratica.

Ci permettiamo di giudicare le argomentazioni di Napolitano come una vera e propria provocazione e ci interroghiamo: ci sarà qualcuno che vorrà rispondere nelle istituzioni, tra le forze politiche, gli intellettuali democratici, i costituzionalisti illuminati?

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