Savona, è nata Ross@

E’ nata Ross@ Savona: nel corso di un’assemblea svoltasi il 20 Giugno nella “storica” sala della Chiamata del Porto di Savona un folto gruppo di compagne e compagni (insolitamente numeroso vista la difficoltà dei tempi) ha deciso di costituire anche a Savona Ross@, il movimento politico anticapitalista e libertario lanciato a livello nazionale dal convegno di Bologna dello scorso 11 Maggio.

Ross@ è sorta per sviluppare un tentativo di riunificare lotte sociali e prospettiva politica nell’ottica della trasformazione radicale del sistema: un tema ormai abbandonato da tempo dalle forze della cosiddetta “sinistra d’alternativa” e per portare avanti un lavoro di opposizione “sistemica” all’interno di un quadro politico all’interno del quale emergono sempre più consistenti segnali di totale allineamento al “pensiero unico”.

I lavori dell’Assemblea hanno visto lo svilupparsi di numerosi interventi, ben coordinati dalla presidenza tenuta da Elio Pescio e G. Angelo Billia, che hanno ruotato attorno alla relazione di Giorgio Cremaschi che, di seguito, riassumiamo in pochi schematici punti.

Procedendo, dunque, per ordine.

Ross@ nasce attorno a 2 punti da giudicare come assolutamente costitutivi:

a) La rottura di quello che è stato definito il “sistema di governo PD” che sta affermandosi grazie alla disaffezione sociale, dimostrata anche dal calo verticale dalla partecipazione al voto, per affermare il pericoloso primato di una governabilità intesa come esaustiva dell’intero agire politico;

b) La necessità del fronteggiamento dell’attacco al sistema sociale europeo portato avanti dalla gestione capitalistica della crisi, attraverso un vero e proprio “massacro” che trova nell’idea della cosiddetta “austerità” la sola prospettiva politica per il futuro. In Italia questo stato di cose trova, in più, una sua situazione particolare perché, a differenza di altri paesi europei, non esiste più una soggettività politica anticapitalista di una qualche consistenza.

Nello specifico di quello che fu “il caso italiano”, vale la pena di notare come si stia realizzando, proprio in questa fase, quello che fu il programma della P2 e poi della “grande riforma” di stampo craxiano. Il punto di saldatura di realizzazione di quel progetto è rappresentato dal mutamento della forma di governo da parlamentare a presidenziale. Un punto di sostanziale riduzione degli spazi di democrazia al riguardo del quale si è esercitato, nel corso di questi ultimi anni, il Presidente della Repubblica.

Per fare Ross@ è necessario prima di tutto lottare contro due tendenze:

1) Quella rappresentata dal cosiddetto “ostacolo politico” rappresentato dall’azione a dir poco “frenante” svolta da quegli esponenti dei piccoli partiti residuali dalla valanga che ha travolto prima la Sinistra Arcobaleno e, successivamente, Rivoluzione Civile e che rimangono abbarbicati al loro piccolo pezzo di macerie;

2) La seconda significata da una sorta di “corporativizzazione” del movimento sociale, ormai ridotto in molti casi (con il solo esempio contrario, per fortuna, del movimento NO TAV) a quella che è stata definita “sinistra a Km zero”, dedita cioè al particolarismo della propria (in molti casi sacrosanta, beninteso) “single issue”.

Compito di Ross@ diventa allora quello di recuperare la connessione tra la lotta dedicata a un obiettivo particolare con la lotta capace di misurarsi fino in fondo con il piano generale di una prospettiva strategica di cambiamento.

Ross@ nasce così per questi obiettivi:

a) Non rinunciare alla politica, dicendo “no” alla divisione dei compiti tra sociale e politico e alla caduta della mobilitazione dal basso;

b) Non rinunciare alla politica significa contrapposizione radicalmente alternativa a quel lavoro ideologico portato avanti dall’avversario di classe che ha puntato su di una vera e propria desertificazione del conflitto.

Ross@ si fonda, allora, come Associazione Politica, alla quale possono aderire e operare anche gli iscritti a partiti, associazioni, movimenti senza rinunciare alle loro diverse appartenenze, perché si superi l’idea de pensiero unico liberale (l’unica divisione ammessa sarebbe quella tra “liberali di destra” e “liberali di sinistra” come hanno teorizzato Napolitano e Scalfari) e si torni a discutere e ad agire nella profonda convinzione che, nella crisi del capitalismo, una sinistra che si spaventa e finisce con allinearsi è una sinistra inutile e che si tratta, invece, di far tornare utile una sinistra espressione delle lotte sociali e dell’impegno politico delle grandi masse popolari.

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