I risultati dell’assemblea svoltasi a Savona il 20 maggio

Nella partecipata assemblea convocata dal Laboratorio politico per la sinistra d’alternativa e dal blog Perché la sinistra, il 20 maggio a Savona, sulle ragioni politiche che hanno portato alla ideazione di un progetto nazionale, denominato ROSS@, lanciato a Bologna l’11 maggio scorso, si sono raccolte adesioni importanti. La discussione è stata aperta e molto franca, sono state espresse valutazioni di merito, anche critiche, sulla opportunità e necessità di avviare un percorso di aggregazione nell’asfittico panorama politico italiano.
La conclusione è stata di procedere alla assemblea territoriale savonese prevista per il 20 giugno 2013, alla presenza di Giorgio Cremaschi.

Nel frattempo saranno attivati reti e contatti diffusi nella provincia.

Questa la relazione introduttiva svolta dalla compagna Patrizia Turchi, dalla quale è partita la discussione tra i presenti.

Le ragioni della formazione del Laboratorio a Savona con un gruppo di compagni di trovare e stabilire un luogo di analisi, elaborazione e proposta politica risiedono nella percezione di una assoluta necessità di dare spazio e voce ad un processo di partecipazione politica di sinistra d’alternativa e comunista.
Uno spazio disoccupato sul piano della proposta efficace, dell’identità e della capacità di convogliare la rivendicazione del conflitto nel solco di un progetto complessivo.

Le ultime elezioni politiche ci hanno consegnato un quadro desolante, sia sul piano del consolidamento di un blocco reazionario e sostanzialmente anti democratico, osservante delle scelte europee e delle imposizioni della troika, imposizioni che stanno mettendo in ginocchio intere popolazioni: Spagna, Portogallo, Grecia e ora anche Italia, domani la Francia (il socialista Hollande deve fare i conti con la sinistra in piazza e con gli effetti della cosiddetta austerità), ma anche restringendo il campo dei diritti anche in quei paesi che – sul piano capitalistico- potremmo definire alla testa della repressione sociale ed economica.

Ma anche un quadro desolante per quanto riguarda la proposta politica che è stata offerta a sinistra: una vera e propria debacle, che qui per ragioni di economia del discorso riassumiamo con una semplice analisi: non vi è stato un riconoscimento popolare per nessuna delle forze in campo, sia che si proclamassero civilmente rivoluzionarie, sia rivoluzionarie in senso lato, o addirittura moderatamente di sinistra anche se nel terreno e nel perimetro del centro-sinistra.

Da mesi il Laboratorio si è attivato per rimettere al centro dell’attenzione la decodifica dei processi politici e sociali avvenuti, cercando nel tempo di ri-costruire una sensibilità per la costruzione di una soggettività che avesse come assi portanti tre paradigmi fondamentali che riteniamo fondativi: autonomia teorica e d’iniziativa, alternativa di società in termini anti-capitalistici e opposizione allo stato di cose presenti.

Attraverso il blog, con gli strumenti culturali in nostro possesso, siamo stati presenti e analitici, e abbiamo scandagliato in questi mesi la realtà delle proposte in campo.
Con questo spirito siamo andati a Bologna, per una iniziativa promossa da militanti (ma anche di dirigenti) provenienti principalmente dal mondo dei movimenti, politico ma soprattutto sindacale: confederale e di base, nella sostanza una buona parte di quanti hanno sostenuto non solo il NO Monti Day ma anche la manifestazione europea del 14 novembre.

Molti degli aderenti e promotori sono compagne e compagni con una storia politica alle spalle, che non rinunciando alle rispettive provenienze, hanno deciso che fosse opportuno coagulare le forze per una proposta politica identitaria, egemone, alternativa.

L’obiettivo dei compagni che hanno promosso l’assemblea bolognese è tanto semplice quanto complesso nella sua realizzazione. Arrivare all’autunno con una piattaforma complessiva di proposte che sono partite dalla volontà di rompere lo schema della proposta politica oggi imperante in Italia, per un movimento anticapitalistico e libertario,
L’idea di fondo è di tipo complessivo, non tatticista né politicista, basata sulla attualità dell’idea socialista e internazionalista.

A partire da pochissimi punti, ma crediamo sufficientemente centrali e utili al dibattito che si andrà a sviluppare sul territorio.

Rompere con l’Unione europea. Democrazia vera, diritti del lavoro (a proposito dei quali è fondamentale la riconquiste dell’art. 18), stato sociale, eguaglianza, libertà sono incompatibili con l’Europa del rigore, del fiscal compact, di Maastricht e della Troika. Non c’è nulla da rinegoziare, i trattati vanno cancellati. L’euro e il debito non ci debbono più ricattare, bisogna che i popoli conquistino la sovranità sulla moneta e sulla spesa pubblica.
Ridurre l’orario di lavoro e il tempo di lavoro a parità di salario, mentre il reddito deve essere garantito a chi non ha un lavoro sicuro e dignitoso. La salute e la sicurezza sul lavoro vengono prima di tutto. L’educazione e la formazione pubbliche, l’abitare, la sanità pubblica vanno garantite e tutta la società va ricostruita su nuove basi. La sola compatibilità è l’eguaglianza sociale. I beni comuni in mano pubblica, così come le banche e le attività strategiche. Il lavoro deve controllare la produzione e il potere pubblico deve impedire la chiusura delle aziende, le delocalizzazioni, i licenziamenti. La democrazia deve entrare in ogni luogo di lavoro. Riconversione industriale e produttiva, salvaguardia dell’ambiente e del patrimonio culturale, intervento pubblico generalizzato nella economia. No al TAV e alle grandi opere. No alla militarizzazione dei territori per favorire la devastazione ambientale.
Libertà delle donne contro l’oppressione patriarcale, libertà e cittadinanza dei migranti contro le leggi schiaviste, libertà e diritti delle persone contro i poteri del mercato e delle burocrazie autoritarie.
Una politica fiscale immediatamente e fortemente redistributiva verso i redditi fissi, da lavoro e pensione, a danno della grande rendita, del grande capitale, delle ricchezze private e dell’evasione.
Pace e disarmo, con la fine immediata di tutte le missioni militari all’estero e di tutte le spese di guerra. Liberazione dalle servitù militari e dall’occupazione imperialista dei nostri territori.
Una vera democrazia fondata su una legge elettorale proporzionale pura, sulla distruzione dei privilegi delle caste, sul diritto dei lavoratori a decidere liberamente su chi li rappresenta e sugli accordi, sulla partecipazione, sui referendum, sul diritto a decidere delle popolazioni nel territorio. Diciamo no al presidenzialismo e all’autoritarismo plebiscitario che mirano a distruggere la Costituzione Repubblicana. No alla repressione dei movimenti e dei conflitti. Libertà per le/i compagne/i arrestate/i.
La forma di questo soggetto non può essere distinta dal progetto complessivo. Se infatti la crisi dei partiti, in Italia e non solo, ha reso scettica la maggior parte della popolazione circa la credibilità e l’efficacia di un soggetto partitico, crediamo che non si debba restare nel solco del movimentismo, che può rappresentare un momento vivo e partecipato di aggregazione, di condivisione, di conoscenza delle realtà volutamente rese frantumate dal modello sociale imposto. Detta fuori dagli schemi l’obiettivo – a parer nostro – deve essere quello di una costruzione di un soggetto politico strutturato. Questo anche per rispondere alle perplessità che spesso vengono espresse a riguardo di precedenti esperienze movimentiste come il Comitato NO Debito, che pure tanto ha saputo dare.

Per queste ragioni abbiamo ritenuto di avanzare a Savona la proposta di seguire e attivare il processo di formazione di questo soggetto, consapevoli delle difficoltà che incontreremo, delle diverse impostazioni che costruiscono il nostro essere soggetti politici, indicendo per il 20 giugno, cioè tra un mese esatto, l’assemblea territoriale di Savona, alla presenza di uno dei proponenti dell’assemblea di Bologna: Giorgio Cremaschi.
Costruiamo stasera, qui, il nucleo sostenitore con quei compagni e quelle compagne che condividono con noi la necessità e l’opportunità di questa ipotesi politica, come Laboratorio e come blog mettiamo a disposizione la prima base organizzativa, e indichiamo accanto a Furio Mocco, Angelo Billia e Michele Brosio.

Sappiamo esserci, in varie parti d’Italia, l’adesione di molti compagni appartenenti a sigle diverse, pensiamo a parte del PRC, Rete 28 Aprile (gran parte), USB, Sinistra Critica (parte), inoltre disponibilità territoriali da parte dei COBAS (ad esempio in Toscana), quindi una buona ampiezza sul piano nazionale che affonda le radici nel mondo del lavoro.

Dobbiamo costruire contatti, coinvolgere quanti riteniamo coinvolgibili, per arrivare al cuore della proposta politica, qui appena accennata, anche attraverso assemblee in varie città della provincia savonese, laddove sappiamo esservi la possibilità di creare interesse e partecipazione attiva, per arrivare a quella territoriale del 20 giugno e alla fine dell’estate con una proposta complessiva nazionale adottando il sistema della democrazia consiliare.

Un ultimo passaggio: è una fase prodromica, certamente con alcuni aspetti critici, noi stessi -andando a Bologna- abbiamo lanciato osservazioni e proposte, ma è prevalso lo spirito costruttivo.

Qui stasera vogliamo lanciare l’idea avviare un percorso lanciando appunto l”assemblea del 20 giugno come momento reale, diffuso e profondo di discussione politica poiché riteniamo che sia “necessaria una sinistra d’alternativa che intenda misurarsi sul terreno della soggettività, assumendola in pieno, senza alcuna sindrome da “minoritarismo”, ma con l’idea ferma e forte che, partendo da un’opposizione “di sistema”, capace di prefigurare un’alternativa di profonda trasformazione (il rilancio dell’idea del socialismo) punta a riaggregare attorno a questa chiara, precisa, opzione, pezzi fondamentali della società, a partire dal mondo del lavoro, rendendoli consapevoli nella loro coscienza di classe di stare combattendo – appunto – una “guerra di posizione”.”

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