Siamo più importanti delle merci. Boicottiamo Benetton

di Silvia Cortesi

Gli esseri umani e l’ambiente sono più importanti delle merci: boicottiamo Benetton

Il rapporto tra capitalismo e lavoro passa anche da qui, dalla tragedia a Dacca (il numero delle vittime del crollo del ‘Rana Plaza’ è arrivato a 1125), e vede uno dei tanti investimenti della famiglia Benetton attraverso la loro azienda Edizione Holding. Ricostruirne l’elenco può aiutarci a capire l’entità del problema, si tratta della consapevolezza che per i fratelli Benetton, nella loro logica economica, non ci sono altre prospettive di vita e di lavoro diverse dallo sfruttamento e dalla inesistenza di regole, sia per i lavoratori che per l’ambiente. Il gruppo Benetton approdò in Argentina nel 1991, in piena epoca Menem, e all’insegna delle privatizzazioni delle imprese statali che il governo stava portando a termine. Benetton acquisì in questo modo le azioni della società Tierra Ciudad Argentina. Dal momento della sua installazione, Benetton applicò una politica di tolleranza zero, dapprima con i suoi dipendenti che erano degli agricoltori, licenziandone più del 50%. In seguito riducendo i diritti minimi della Comunità Mapuche. Così circa 900 000 ettari diventano proprietà dei fratelli italiani. Ma all’interno non si trovano solo fiumi, laghi, montagne, vallate, strade, sentieri ancestrali, ma anche delle persone sfrattate dal loro habitat, visto che l’enorme territorio è stato completamente recintato e controllato. Passando dai non pochi casi di lavoro minorile scoperti nelle fabbriche Benetton in giro per il mondo, allo strangolamento dei contoterzisti veneti e non solo, al trasporto di materiale bellico inglese in Iraq, fino al maltrattamento di animali, un impero, quello di Benetton, che va dalla moda alle autostrade, dalla telefonia alle calzature, dai trasporti ai gioielli. Il libro-dossier di Camuffo, (www.stampalternativa.it) testimonia che la multinazionale dei colori uniti non è quello che vorrebbero far credere al mondo (vedi: http://www.unimondo.org/ e http://www.disinformazione.it/)

Migliaia di TIR passavano ogni giorno sotto il Monte Bianco. Dal 24 marzo 1999, quando il Traforo venne chiuso a causa di un grave incidente (causato da un camion), senza TIR l’inquinamento si è ridotto fino all’87% e le malattie respiratorie infantili sono diminuite del 35%.
I Governi italiano e francese volevano permettere il passaggio di 5760 camion al giorno, più del doppio di quanti ne passavano prima della tragedia. A questo le popolazioni del Massiccio del Bianco, Valle d’Aosta e Valle di Chamonix, si sono opposte fermamente.
Il gruppo Benetton, è l’azionista di riferimento della Società Italiana Traforo Monte Bianco attraverso la finanziaria Edizione Holding. La sua azione di pressione sui Governi italiano e francese ha portato ai 5760 TIR. Più TIR passano, più loro ci guadagnano. Questa è la loro logica economica in contrasto con la tutela della salute, dell’ambiente e delle economie locali. Dal 2002 la battaglia per il Monte Bianco è diventata il simbolo della resistenza alla logica dominante dei trasporti in Europa: trasporto su gomma e grandi opere, nel nome della libera circolazione delle merci. Il coordinamento valdostano vuole invece utilizzare i mezzi alternativi di trasporto: il treno e le vie d’acqua. E senza fare altri trafori nelle Alpi come vorrebbe il Governo. Benetton e la sua società Autostrade non colpiscono solo il territorio e le popolazioni delle Alpi. Il caso del progetto di autostrada nel parco della Maremma è solo un altro esempio di questa strategia. Dire no a Benetton vuol dire agire perché un altro sistema dei trasporti sia possibile in Europa. La globalizzazione neoliberista passa per il Tunnel del Monte Bianco: boicottiamo BENETTON!

Difendere l’ambiente, la salute e l’economia locale è un atto di responsabilità, boicottiamo Benetton! Non compriamo i suoi prodotti!

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