Alcune riflessioni sull’appello

di Lutz Kühn

  1. Il testo propone di rimboccarsi le maniche per fare una lotta. Secondo me le lotte non nascono al tavolino. Sono gli operai, i lavoratori, le classi popolari che già stanno lottando nelle mille forme variegate. Dobbiamo piuttosto analizzare le lotte, cercare di comprendere interessi e sentimenti delle classi popolari in esse, e di intervenire in queste lotte von il pensiero comunista.
  2. Anche se il testo dell’appello è lungo e ricco di affermazioni grosse, è però molto scarno di analisi. Non ci si pone la domanda sulle cause della crisi e di tutti fenomeni della società capitalistiche che vengono menzionate. Non si analizza e conclude che il problema principale e di fondo che abbiamo è il capitalismo stesso e non ci si pone la domanda come si può costruire una strada per uscirene e per costruire una nuova società. Secono me, qui sta il punto più debole di tutto il testo.
  3. Sulla frase “il socialismo reale è crollato nel passato per sue colpe” sarebbe da computare un’analisi approfondita, se no diventa anti-comunismo. Io credo sì che l’esperienza dell’Unione sovietica si è fermata con il 1945 per motivi di linea politica all’interno del PC dell’Unione sovietica. Dobbiamo fare riferimento a chi ha fatto tentativi meritevoli nell’analizzare i perché della vittoria del revisionismo, e qui vedo in primo piano il PC della Cina (Polemica sulla linea generale), ma anche il testo di Marco Martinengo (I primi paesi socialisti, Edizioni rapporti sociali). Se non affrontiamo con serietà, con lo strumento del materialismo dialettico, la domanda posta, rischiamo di produrre anti-comunismo.
  4. Un “cambiamento rivoluzionario” sì, però dobbiamo porci domande sulla esperienze di movimenti rivoluzionari, sugli insegnamenti di trarre, e visto che siamo in Italia, capire perché sono riusciti a demolire il PCI (il primo problema storico numero che abbiamo)
  5. Occhio alla “grande redistribuzione della ricchezza verso il basso”. Se non miriamo all’abolizione del diritto privato ai mezzi di produzione rischiamo di fare proposte socialdemocratiche che, se vuoi e non vuoi, si basano sempre sull’accettazione dello sfruttamento dell’uomo dall’uomo (capitale).

Purtroppo non ha visto prese di posizione sul merito dell’appello, magari mi sono sfuggite. Avrei tante altre cose da scrivere, però, bisogna vedersi e discutere. Quindi sono fiducioso e pieno di speranza che questo possa avvenire nel breve anche a Milano, dove resiedo.

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