La rivoluzione non è una stagione della vita

di Marco Vecchi

E’ mia opinione che solo un soggetto ‘movimentista’, già in qualche modo positivamente attivo col Movimento No Debito (a sua volta ampiamente inclusivo), possa nella realtà pur difficilissima di questi anni, avere una possibilità di sortire esiti positivi AL DI FUORI DI QUALUNQUE MIRA ELETTORALE.

Noi comunisti non siamo democratici,.. basta raccontare e raccontarsi balle.

Solo l’obbiettivo INCLUSIVO ad ogni costo (!) di movimenti, associazioni e ‘partitini’ (leggi PCL, SC, CSP-PC…) potrà sortire effetti. Non ritengo nemmeno da buttare alle ortiche le esperienze avanguardiste di quella che fu l’egemonìa, pur disorganica, di Autonomìa Operaia (vedasi le analisi circa l’-operaio sociale-, la disobbedienza diffusa, la pratica della violenza di piazza organizzata e proporzionata alla violenza subita da parte del sistema. Per un ex-FGCI mi pare che vi siano tutti gli estremi per una profonda ‘autocritica’.

Rimboccarsi le maniche e far piazza pulita anche delle pratiche ‘giovanilistiche’ che da anni azzerano o rendono MUTI cortei e altri meeting (leggi DJ su camions e musica da ballo diffusa a tutto volume sino a rendere inutile e impraticabile l’espressività poltica, nella sua valenza più piena, di slogan ed auto-organizzazione necessariamente più rigida).

C’è poco da ballare e divertirsi, bisognerebbe insegnare alle nuove generazioni.

Un attendo sguardo all’analisi SOCIOLOGICA del reale MANCA ai soggetti marxisti in oggi presenti in Italia,.. su cio’ intendo puntare l’indice.

La Rivoluzione non è un gioco o una ‘stagione della vita’.

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