Perché una nuova sigla?

Cari compagni,
non capisco perché non se ne possa discutere dentro un’organizzazione già esistente, cambiando ciò che c’è da cambiare e mettendo ai voti le nuove proposte per dare nuova vita ad una sinistra comunista non solo di nome, ma anche di programma. Qual è il motivo di formare una nuova organizzazione quando i partecipanti della stessa sono quelli di sempre? parlerò sinceramente, senza giri di parole: in piazza ci siamo solo noi quattro (includo anche voi) non perché la proposta delle nostre organizzazioni sia errata, ma perché il padronato ricatta e addormenta le coscienze sociali. Creare nuovi movimenti e nuovi partiti serve solo ad alimentare la disgregazione della sinistra e quindi partecipare al gioco del capitalismo. anche perché di organizzazioni ce n’erano tante fino a ieri, così tante che (parlo personalmente) non è stato difficile trovare anche a livello locale il mio spazio assieme alle persone che propongono un programma da me condiviso. So che promuovete un nuovo movimento con buoni propositi e tanti auspici, ma cambiare facciata è il gioco del capitale e avvalora solo il capitale stesso! Si è visto con il Comitato No Debito, c’eravamo tutti dentro, il programma striminzito permetteva a tutte le sinistre più disparate, sindacali e politiche, l’ingresso. Il Comitato è stato fallimentare non per la proposta, ma per le adesioni. Riassumo e concludo, crearne uno nuovo porterà allo stesso tipo di fallimento. Logicamente non mi aspetto che le mie parole vi possano tangere, ma vi invito a pensare alla mia proposta, cioè di discutere sul futuro del comunismo all’interno delle organizzazioni esistenti. Ciò che serve oggi non è cambiare facciata, ma convincere le persone nei posti di lavoro, nelle piazze e nei mercati.
A pugno chiuso.

Andrea Di Nicolantonio

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One thought on “Perché una nuova sigla?

  1. “Per un marxista libertario la teoria rivoluzionaria è certamente indispensabile, ma è in larga parte prodotta dal basso verso l’alto, attraverso l’esperienza stessa delle lotte popolari. Questa teoria, per non rimanere astratta ha bisogno di essere verificata in ogni momento, nutrita attraverso l’uso che ne fanno coloro a nome dei quali essa viene espressa ai quali è destinata: i lavoratori” Daniel Guerin

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