No al porcellum sindacale

di Giorgio Cremaschi

Nella mia lunga esperienza sindacale non mi era mai capitato di vivere in prima persona la scena madre del film ‘L’uomo di marmo’… Ora mi è successo.
Ero sfuggito alle maglie strette della selezione preventiva di coloro che avevano diritto a partecipare alla riunione degli esecutivi CGIL CISL UIL. Su circa 150 persone ero la sola in dissenso con la proposta sulla rappresentanza illustrata dalla relazione di Bonanni.
Ho pertanto presentato la mia regolare richiesta di intervento, a cui non ho avuto alcuna risposta da una presidenza che guardava le nuvole. Allora, conclusa la relazione sono intervenuto con una mozione d’ordine, chiedendo di sapere se il dibattito era aperto a tutti i partecipanti che formalmente ne avevano il diritto oppure no.

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Perché una nuova sigla?

Cari compagni,
non capisco perché non se ne possa discutere dentro un’organizzazione già esistente, cambiando ciò che c’è da cambiare e mettendo ai voti le nuove proposte per dare nuova vita ad una sinistra comunista non solo di nome, ma anche di programma. Qual è il motivo di formare una nuova organizzazione quando i partecipanti della stessa sono quelli di sempre? parlerò sinceramente, senza giri di parole: in piazza ci siamo solo noi quattro (includo anche voi) non perché la proposta delle nostre organizzazioni sia errata, ma perché il padronato ricatta e addormenta le coscienze sociali. Creare nuovi movimenti e nuovi partiti serve solo ad alimentare la disgregazione della sinistra e quindi partecipare al gioco del capitalismo. anche perché di organizzazioni ce n’erano tante fino a ieri, così tante che (parlo personalmente) non è stato difficile trovare anche a livello locale il mio spazio assieme alle persone che propongono un programma da me condiviso. So che promuovete un nuovo movimento con buoni propositi e tanti auspici, ma cambiare facciata è il gioco del capitale e avvalora solo il capitale stesso! Si è visto con il Comitato No Debito, c’eravamo tutti dentro, il programma striminzito permetteva a tutte le sinistre più disparate, sindacali e politiche, l’ingresso. Il Comitato è stato fallimentare non per la proposta, ma per le adesioni. Riassumo e concludo, crearne uno nuovo porterà allo stesso tipo di fallimento. Logicamente non mi aspetto che le mie parole vi possano tangere, ma vi invito a pensare alla mia proposta, cioè di discutere sul futuro del comunismo all’interno delle organizzazioni esistenti. Ciò che serve oggi non è cambiare facciata, ma convincere le persone nei posti di lavoro, nelle piazze e nei mercati.
A pugno chiuso.

Andrea Di Nicolantonio

Deve essere proprio quella la denominazione?

Ci penso su. Condivido molto dell’appello, ma non mi convince la denominazione “movimento politico anticapitalista e libertario”.

  1. Movimento: di movimenti ce ne sono già tanti serve un partito anticapitalista e (diciamolo pure!!!!) comunista.
  2. Anticapitalistase è per raccogliere tatticamente anche coloro che si spaventano della parola comunista, per rimuovere i disastri del “socialismo reale” ecc., posso comprenderlo. Il problema vero è però secondo me mettere in piedi un soggetto politco comunista che sappia fare i conti con la storia del comunismo e che non getti alle ortiche la critica marxiana del capitalismo.
  3. Libertario: è un aggettivo pleonastico perché liberarsi dal capitalismo è di per sé un obiettivo libertario. Ma la parola echeggia storie di movimenti anarcoidi che anch’essi hanno mancato l’obiettivo di superare il capitalismo.

Forse sopno troppo ideologico e vecchio. Può essere. Vi auguro comunque buon lavoro e se son rose fioriranno.

Ascanio Bernardeschi

Un incoraggiamento da Taranto

Concordo in linea di massima sulla proposta avanzata.

Viviamo in un momento difficile e complicato e tutto si può fare in questa fase tranne che rimanere fermi. Mi rendo conto che le forze sociali e politiche di alternativa sono estremamente insufficienti sia  sul piano analitico, programmatico, organizzativo. Ma per chi non vuole rassegnarsi deve provare e riprovare. Conosco molti di voi per aver intrapreso percorsi comuni in vari periodi della mia intensa attività politica e sindacale. Ci siamo persi di vista politicamente in varie occasioni ma senza mai perdere il senso comune di appartenenza. Appartenenza a una comunità e, malgrado i tanti errori fatti, non sono disposto a consegnare questo mondo agli sfruttatori e alle burocrazie parassitarie politiche e sindacali. Sono legato ad ALBA per le tante intuizioni positive sia sulla riforma della politica attraverso forme di democrazia partecipata sia sulla necessità di costruire progettualità alternative confrontandosi con e nei movimenti. Cose che ho letto nella vostra proposta politica. Per tutto ciò parteciperò alla assemblea dell’11 maggio a Bologna. Un abbraccio.

Ciccio Voccoli

Continua la lotta al San Raffaele di Milano

di Francesco Piccioni
San RaffaeleL’ospedale San Raffaele di Milano si è trasformato in pochi anni da modello di riferimento della “buona sanità” privata – ovviamente cattolica – a luogo di conflitto sociale e sindacale particolarmente aspro. Fondato nel 1969 da don Luigi Maria Verzé, il prelato amicissimo di Berlusconi, ma in rapporto anche con il Sismi, che ne è stato presidente fino al luglio 2011, appena qualche mese prima della sua morte. Disinvolto affarista della salute, fece da precursore in iniziative davvero poco accostabili alle cure mediche; per esempio, aprendo la Galleria delle Botteghe, per la prima volta un centro commerciale veniva ad occupare una parte rilevante di un’ospedale. Continua a leggere

Dichiarazione comune

Per un movimento politico anticapitalista e libertario

Rossa

Il capitalismo che si proclama liberale, ancora più astutamente in questa epoca di crisi, contrappone i bisogni di liberazione degli uni a quelli degli altri tirando la coperta stretta delle libertà dal lato che più gli conviene. I giovani precari contro i genitori occupati,
l’ambiente contro gli operai, i diritti delle donne contro quelli del lavoro. La risposta non è il prevalere di un interesse sugli altri, ma invece il reciproco riconoscimento su un piano di parità e la costruzione dell’unità tra i conflitti contro gli avversari comuni.

La democrazia italiana è commissariata, come mostra l’istituzione del pareggio di bilancio in Costituzione votata da PD, PdL e Monti. Le scelte di fondo, politiche ed economiche, sono definite dal pilota automatico, cioè dai vincoli e dalle regole del fiscal compact e dei
trattati di Maastricht e Lisbona, dal supergoverno della Troika.

Alternativa oggi vuol dire prima di tutto NO all’Europa del fiscal compact e dell’austerità imposta dai trattati e dai loro vincoli. Bisogna dire NO ora alle missioni di guerra e alla Nato.

Alternativa significa la costruzione, la difesa, la riappropriazione e gestione sociale dei beni comuni, contro la mercificazione delle vite, dell’ambiente e della salute, della conoscenza.

Noi siamo con quella grande maggioranza che oggi paga la crisi, dal lavoro dipendente privato e pubblico al lavoro autonomo e parasubordinato, al precariato diffuso manuale ed intellettuale, al popolo delle grandi periferie metropolitane, agli immigrati, alle donne espulse dal lavoro e colpite dai tagli allo stato sociale.

Noi lottiamo per la costruzione di una rappresentanza politica che non abbia come prima e unica ragione la presenza nelle istituzioni, ma che sia strumento della ricomposizione e organizzazione conflittuale del blocco sociale degli oppressi. Nessuno si deve più vergognare e isolare per la sua povertà, solo le relazioni solidali e il conflitto rompono la solitudine.

Proponiamo di costruire un movimento politico anticapitalista e libertario di donne e uomini che vogliono lottare, sulla base di un programma di alternativa economica, politica e culturale, con adesioni individuali e pratiche di democrazia realmente partecipativa, con un sistema di relazioni plurali ed aperte.Vogliamo costruire questo movimento ed il suo programma imparando dalle lotte sociali e delle esperienze concrete in atto.

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